IOEC: Imposizione Ossessiva di Esami Clinici. Una nuova sindrome, forma di maltrattamento verso i figli

IOEC

È ormai noto da qualche anno che il progredire della società in cui viviamo sta determinando una sua maggiore complessità che si rispecchia anche nella nascita di nuove patologie e perversioni. Un fenomeno che mi è capitato d’osservare lavorando con i minori o nei racconti riguardanti il passato di giovani adulti è quello di una nuova forma di comportamento invasivo da parte dei genitori, in particolare della madre.

Tale comportamento rientra tra le manie di controllo e consiste nel costringere il proprio figlio, o minore a carico, a sottoporsi ad innumerevoli esami clinici, alcuni anche molto invasivi come la colonscopia, senza che vi sia una reale esigenza ma semplicemente sulla base di presunti “sintomi sospetti” che comunque non legittimano l’azione da un punto di vista scientifico.

Se da una parte questo tipo di disturbo è molto particolare e non ancora diagnosticato in letteratura, nella mia esperienza personale mi è capitato d’imbattermi in tre casi, più o meno gravi, di questo genere. Tale incidenza è per me sufficiente ad attivare un campanello d’allarme e a definire il fenomeno dandogli un nome (IOEC).

I quadri famigliari dei tre casi in cui mi sono imbattuto sono molto simili. Si è sempre trattato di:

1) Famiglie benestanti. Questo particolare risulta rilevante in quanto concede la possibilità d’ottenere la prescrizione per i diversi esami in forma privata, più facile e rapida. Rincresce ammetterlo ma la venalità di alcune figure professionali gioca un ruolo fondamentale in questa triste vicenda.

2) Padre poco presente a causa del lavoro e con atteggiamento avverso al prestare attenzioni al proprio figlio e a mettersi in gioco per lui.

3) Vittima figlio unico, maschio, corporatura endodermica, atteggiamento accondiscendente e ritirato. Utilizzo precoce e smisurato da parte sua di dispositivi tecnologici.

4) Madre “carnefice” casalinga, con traumi significativi alle spalle, una scarsa rete sociale con cui interagire, propensa all’ansia e alla depressione. Le caratteristiche più rilevanti sono però un legame simbiotico con il figlio e la tendenza ad esercitare un controllo sulla sua vita assolutamente non adeguato alla sua età.

La prima impressione che trasmette questa necessità di controllo è una svalutazione nei confronti del figlio: non è ritenuto in grado di compiere anche le più semplici operazioni. Questa mancanza di fiducia porta spesso la madre ad assumere comportamenti iperprotettivi, mettendolo in imbarazzo con i pari. Inoltre essa tende spesso a boicottare le sue iniziative, in particolare quando queste lo rendono felice, funzionale ed autonomo.

Non si tratta quindi di una semplice apprensione eccessiva ma di un desiderio subconscio di negare l’affermazione del proprio figlio e di vederlo soffrire affinché debba dipendere da lei.

Oltre ad una forma di controllo, gli esami medici consistono in una ricerca di conferma scientifica riguardante un qualcosa di patologico che confermi le preoccupazioni e le svalutazioni. Nei casi più gravi tali esami rappresentano la possibilità per la madre di riscattarsi attraverso il figlio dei traumi subiti e non elaborati.

È possibile infatti che lei, nella propria storia, sia stata vittima anche di abusi e che il suo eccessivo controllo nella relazione genitoriale la faccia passare da vittima a carnefice, sfociando in un comportamento erotizzante ed incestuoso verso il figlio. In queste situazioni è frequente, ad esempio, che essa si incarichi ancora dell’igiene intima di quest’ultimo in età adolescenziale.

Nello IOEC questo aspetto abusante si esprime attraverso una particolare attenzione verso lo sviluppo di patologie riguardanti l’apparato genitale o il desiderio di effettuare esami che, come la colonscopia, sublimino un atto di violenza sessuale.

Lo IOEC, come altri fenomeni, è da considerare sia una sindrome che una forma d’abuso. Una cosa da evitare è quella di lasciarsi coinvolgere emotivamente dalla trasformazione vittima- carnefice della madre, giudicandola. È necessario invece riconoscere anche in lei la parte che ha subito e che ha bisogno d’aiuto: particolare che spesso sfugge quando si lavora con queste forme di maltrattamento subliminale.

Questo passo è fondamentale affinché non sia ostacolato il lavoro sul minore a meno che non avvenga un allontanamento: possibilità che non viene presa minimamente in considerazione nel fenomeno descritto, se non si presenta in concomitanza con altri fattori ritenuti più allarmanti da parte dei servizi.

Il minore deve essere quindi aiutato ad uscire da questa situazione e ad elaborare il trauma prima che, con le sue sofferenze, se lo trascini durante lo sviluppo, rischiando di diventare lui stesso, in futuro, un genitore maltrattante.

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