Il “Bambino Cosmico”. Il contributo della filosofia e dell’epica nel trattamento del Disturbo Bipolare

Gli sbalzi d’umore sono un fenomeno piuttosto frequente nella nostra
popolazione. Quando questi costituiscono però una costante di alternanza tra
due condizioni contro-polari dell’attività psichica, come quella depressiva e
quella maniacale, allora ci troviamo davanti ad un vero e proprio disturbo
della personalità: quello Bipolare.
Un interrogativo giusto da porsi è: quando la frequenza e l’intensità di sbalzi
d’umore può diventare preoccupante? Non è mai stato possibile per la
letteratura clinica dare una risposta precisa a questa domanda. Data
l’indiscussa natura genetica del disturbo, una particolare attenzione è sempre
stata rivolta alla presenza di episodi simili in famiglia. Altri indicatori possono
essere: lo stress; l’abuso di sostanze; l’assunzione di farmaci; i cambiamenti
stagionali; la mancanza di sonno ed una serie d’indicatori fisiologici e
comportamentali (https://www.apc.it/disturbi/adulto/disturbo-bipolare-disturbipsicologici/disturbo-bipolare-sintomi-cause-cura/).
Con questo scritto voglio però introdurre nuove possibili cause aventi un
ancoraggio culturale e letterario riscontrabile antecedentemente la sua prima
diagnosi. Si tratta di fenomeni catalogabili all’interno delle “rigidità di
pensiero” e la loro influenza è molto difficile da dimostrare scientificamente.
Nello specifico si tratta della convivenza a livello inconscio o subconscio di
due forme opposte di pensiero e di personalità da cui possono derivare
determinati pattern comportamentali. Nelle persone predisposte allo
sviluppo di disturbi legati allo spettro bipolare, tali forme è più facile che si
manifestino solo singolarmente in modo alternato, senza quindi influenzarsi a
vicenda nel tentativo di creare un equilibrio. La presenza invece di un
pensiero flessibile, in cui le possibili risposte comportamentali sono sfumate
grazie ad una serie di fattori esterni ed interni, può salvaguardare dallo
sviluppo della patologia in esame.
Parlando di forme opposte di pensiero tra di loro inconc
Secondo Kierkegaard, il tentativo di un soggetto di dirigersi verso il polo
opposto a quello cui appartiene genera ansia.
Queste ultime due teorie, applicate al disturbo bipolare, possono suggerire
che l’emergere delle parti depressive o maniacali possa essere influenzato
dal contesto in cui il soggetto si trova e da quanto gli stati d’animo, espressi in
quelle zone che Jung definisce come “Maschera”, “Ombra” e “Nucleo”,
siano tra di loro coincidenti.
Un particolare curioso è che l’Aut Aut di Kierkegaard è stato scritto nel 1843,
dieci anni prima della concettualizzazione della malattia maniaco-depressiva
da parte di Julius Bailarger, medico e scopritore della stratificazione
cerebrale (https://it.wikipedia.org/wiki/Jules_Baillarger).
I primi trattati riguardanti il concetto di polarità opposte rigidamente
inconciliabili tra loro risalgono all’era presocratica dell’Åpeiron descritto da
Anassimandro. Prima del formarsi della terra, nell’infinità dell’Åpeiron, tutto è
formato da un armoniosa sostanza unica. Con la nascita degli esseri però si
inizia a formare il Cosmo, composto da contrari come la luce e il buio, la
notte e il giorno, la vita e la morte. Nel Cosmo gli uomini sono colpevoli della
loro esistenza e della loro individualità e la loro vita rappresenta una
punizione in attesa che tutto si torni a fondere nell’Åpeiron.
Poniamo l’Åpeiron interpretabile come l’archetipo della gravidanza e la
nascita del Cosmo come il dolore di un parto, di un distaccamento in cui è
implicito un senso di colpa. Una madre che crea con il proprio figlio un
legame simbiotico e che fatica a staccarsi da esso può trasmettere in lui “un
originale senso di colpa” che potrebbe ricordare vagamente quello della mela
di Adamo. Tale senso di colpa si può insediare nell’inconscio del bambino e
generare come meccanismo di difesa, un pensiero rigido che faccia da
barriera alle ansie in agguato. La rigidità può a sua volta dare vita durante lo
sviluppo ad un “interiorizzazione del Cosmo”, fatta da pensieri e
comportamenti opposti che, nei casi più estremi, conducono ad episodi
maniacali già in età adolescenziale. A tal proposito ho coniato il termine
“Bambino Cosmico” applicando il concetto di Cosmo a quello del mondo
interpersonale del bambino definito da Daniel Stern.
Il bambino cosmico riconosce nell’affermazione del contrario l’unica modalità
di attuare il processo, che avviene in età adolescenziale, di messa in
discussione delle certezze.
Per lui, l’unico modo di distaccarsi da una madre simbiotica è disprezzarla,
“ucciderla”. Ma uccidendola proverà un senso di colpa per la propria
individualità e si muoverà da un polo all’altro nel tentativo di espiare o
superare tale senso di colpa e l’ansia che genera. Il problema diventerà
circolare, senza via d’uscita e si autoalimenterà se non verrà spezzato.
Questa teoria può assumere una certa validità in particolare se relazionata
con il Disturbo Bipolare I, avente come età media d’esordio i 18 anni (http://
www.psychiatryonline.it/node/1282).
Al pari della madre simbiotica, anche il figlio non desiderato può più
facilmente sviluppare inconsciamente un senso di colpa. In questo caso
rischia d’aggiungersi l’interiorizzazione di tutti quei vissuti genitoriali, spesso
taciuti, legati ad una gravidanza non voluta. Questi consistono spesso in uno
scontro tra la gioia d’avere un figlio e l’ansia data dal senso
d’impreparazione. Notiamo come i vissuti contrastanti sono già presenti nei
genitori e possono essere trasmessi al figlio incentivando la trasformazione
del senso di colpa nel ragionamento per opposti.
Tutti questi fenomeni ci portano ad ipotizzare una nuova teoria che può
essere molto utile nell’abbassare i livelli d’arousal nella prevenzione dello
sviluppo di un disturbo bipolare. In essa vengono considerati come allarmanti
alcuni fattori come: la facilità di provare senso di colpa, la presenza molto
forte di un giudice interiorizzato (Super Io), un legame simbiotico con la
madre, un concepimento non cercato da parte dei genitori.
Ovviamente queste caratteristiche inglobano un campione molto alto della
popolazione e non possono essere considerate statisticamente significative.
Tuttavia rappresentano territori da esplorare attraverso un percorso
psicoterapeutico per prevenire episodi maniacali o riconoscerli e curarli sul
nascere.
Facendo un salto di 2000 anni verso il XVI secolo, periodo d’oro per i poemi
epici, possiamo trovare alcuni segnali di “riconoscimento anticipato” del tratto
bipolare anche nel concetto di “discorde concordia” e nella
contrapposizione tra i personaggi di Goffredo Di Buglione e Tancredi
D’Altavilla nella “Gerusalemme liberata” di Torquato Tasso. Goffredo
incarna l’eroe, inflessibile davanti le tentazioni. Tancredi rappresenta invece la
sentimentalità. Egli è infatti spesso preda di turbe emotive e si innamora più
volte durante il racconto.
Un contrasto si avverte anche nell’alternarsi tra forze centrifughe, quelle
esercitate dai demoni, ed unitarie, ovvero quelle divine, in aiuto dei cristiani.
Con il concetto di discorde concordia si assiste, forse per la prima volta, alla
rappresentazione di un conflitto psichico di un autore attraverso il tentativo di
conciliare classicismo e moderna ansietà. Questo tentativo si esprime però
nell’alternanza tra la tematica eroica fondata sulla crociata e quella
sentimentale, mostrata in realtà come una debolezza. Per questo motivo tale
alternanza non da spazio ad un reale incontro tra le due componenti, tanto da
esprimersi attraverso due personaggi totalmente antitetici.
Non bisogna poi cadere nell’errore di semplificare questa contrapposizione
paragonandola a quella tra amore ed odio. Il vero problema riguarda infatti il
considerare la parte sentimentale come una debolezza. Nel poema si evince
che un combattente non ha la possibilità di lasciare spazio alle proprie
emozioni perché questo potrebbe arrecargli danno.
Un attenta analisi di questo dettaglio ci può suggerire come la repressione di
una componente emotiva, o la sua presenza vissuta come un problema,
possa creare uno squilibrio forzato del comportamento che va contro le
attitudini più naturali per un individuo. Una carente capacità d’esprimere
assertivamente i propri vissuti e le proprie emozioni può quindi portare
ad un loro irretimento a livello somatico per poi esplodere quando il vaso
trabocca. Da ciò può derivare un “espressione per eccessi opposti” che,
come abbiamo visto, rappresenta l’anticamera per lo sviluppo di un disturbo
bipolare.
La corretta espressione delle emozioni e della vita sentimentale rappresenta
quindi un altro possibile nuovo fattore di cui tenere conto nella prevenzione e
nella cura di tale disturbo.
Per concludere possiamo osservare come la letteratura, la filosofia e l’epica
possano fornire nuovi spunti per la diagnosi ed il trattamento di determinati
disturbi. In questo caso particolare abbiamo trattato quello bipolare.
Spaziare in generale al di fuori di una singola disciplina allo scopo di
contrastare un problema è sempre un processo produttivo. Uscire dalla
rigidità degli schemi può essere terapeutico!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il “Bambino Cosmico”. Il contributo della filosofia e dell’epica nel trattamento del Disturbo Bipolare

Scarica

WhatsApp Scrivimi ora, sono Online!